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Tessitura: nel 2010 fatturato a oltre 8,4 miliardi di euro
Il tessile Made in Italy mette a segno un incremento del 10,2% sul 2010, riconfermando un surplus commerciale positivo di 2,4 miliardi.
a cura della Redazione
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08-02-2012 | Il Centro Studi SMI - Federazione Imprese Tessili e Moda Italiane, in occasione dell'ultima edizione di Milano Unica (7-9 febbraio 2012) ha comunicato la nota attinente la tessitura Made in Italy, secondo la quale il trend favorevole ripartito nel 2010 all’indomani della recessione mondiale è proseguito nel corso del 2011. Dunque, i buoni ritmi di crescita (per certi comparti anche del +20%) sperimentati nella prima parte dell’anno hanno consentito di tracciare un primo provvisorio bilancio che resta complessivamente soddisfacente. Infatti, nonostante il deterioramento del quadro congiunturale a partire dallo scorso settembre e progressivamente peggiorato nell’ultimo scorcio del 2011 abbia ben presto avuto riflesso sulla tessitura, con tutte le variabili settoriali in netta decelerazione rispetto alla prima parte dell’anno, le performance del comparto, pur ridimensionate rispetto a quanto si prospettava solo fino allo scorso maggio, non sono state comunque compromesse.Secondo le prudenziali stime elaborate da SMI, per il giro d’affari della tessitura italiana (in un’accezione comprensiva di tessitura laniera, cotoniera e liniera, serica e a maglia) si stima un incremento su base annua del +10,2%: il fatturato, pertanto, torna a superare gli 8,4 miliardi di euro, riavvicinandosi ai livelli (correnti) del 2008. Va pur notato come le performance della tessitura risultino complessivamente “sostenute” anche dai generalizzati rialzi che hanno interessato i valori medi all’import e all’export dei tessuti, nonché i prezzi alla produzione così come rilevato dagli indici ISTAT per lo stesso comparto della tessitura durante tutto il 2011. In virtù del suddetto risultato, la tessitura ha concorso al 16,2% del fatturato complessivamente generato dalla filiera Tessile-Moda, facendo segnare un lieve recupero rispetto al 15,4% rilevato nel 2010.
Tutti i comparti di cui si compone la tessitura italiana, nonostante la decelerazione di fine anno, archivieranno il 2011 facendo segnare dinamiche positive. In particolare, le performance migliori (superiori alla media settoriale) interesseranno la tessitura serica (peraltro in accelerazione rispetto al 2010) e laniera, seguita dalla tessitura a maglia. Una chiusura d’anno in sordina è, invece, attesa per la tessitura cotoniera, comparto per il quale è mancato soprattutto il sostegno della domanda estera.
Il valore della produzione (che nelle stime elaborate da SMI tenta di depurare il valore delle vendite totali dal contributo derivante dalla commercializzazione di prodotti importati) ha sperimentato una dinamica positiva nel corso del 2011, nell’ordine del +5,7%.
Con riferimento al mercato del lavoro, in corso d’anno non sono mancate frizioni. Anche in tal caso, il comparto meno al riparo è risultato la tessitura cotoniera, che ha evidenziato, sulla base di quanto rilevato nell’Indagine Campionaria SMI, dinamiche negative nel corso di tutti i trimestri monitorati, peggiori rispetto alla media della filiera Tessile-Moda.
Il mutamento della congiuntura cui si accennava in incipit si profila anche nelle rilevazioni ISTAT inerenti l’andamento della produzione fisica. Con specifico riferimento alla tessitura (con l’esclusione, da tale aggregato, di quella a maglia) l’indice di produzione corretto per i giorni lavorati, dopo cinque trimestri consecutivi in territorio positivo (dal primo trimestre 2010 al primo trimestre 2011), ha palesato una battuta d’arresto nel secondo trimestre dello scorso anno (-0,9%), per cedere nei successivi tre mesi il -1,1%. I primi dati relativi ai mesi di ottobre e novembre indicano un ulteriore peggioramento, con contrazioni superiori al -6%. Ad ogni modo la tessitura evidenzia un contenimento delle perdite rispetto all’industria Tessile nel suo complesso, le cui dinamiche risultano infatti maggiormente negative.
L’esame degli scambi con l’estero di tessuti “da” e “verso” l’Italia conferma il progressivo deterioramento che ha interessato i diversi comparti qui monitorati di mese in mese. Proprio da settembre-ottobre il cedimento si è accentuato, risultando particolarmente brusco.
Per l’export si stima un aumento medio annuo pari al +7,3%, mentre l’import, dopo il rimbalzo del +28% sperimentato nel corso del 2010, dovrebbe archiviare una dinamica sempre a due cifre (ma più che dimezzata) corrispondente al +12,8%. A fronte del suddetto andamento del commercio con l’estero, l’attivo commerciale di comparto dovrebbe risultare in lieve rialzo rispetto al dato del 2010, portandosi sugli oltre 2,4 miliardi di euro.
Nel 2011 anche la domanda interna rappresentata in primis dalle griffe, prime utilizzatrici di tessuti di fascia alta, si è mantenuta vivace e dovrebbe crescere su base annua di un +7,4% (al lordo degli stock).
Focalizzando l’analisi sugli scambi con l’estero che hanno interessato i tessuti a maglia e i soli tessuti ortogonali a prevalenza di fibra naturale, si rileva che da gennaio ad ottobre 2011 le vendite estere hanno registrato un recupero pari al +9,6% rispetto al corrispondente periodo del 2010. Parallelamente, l’import mette a segno una crescita del +18,1%. Tuttavia, come si è avuto modo di rilevare per altri comparti della filiera Tessile-Moda, come ad esempio per i filati, la crescita a valore non corrisponde ad una crescita anche a quantità. In particolare, i volumi esportati flettono del -2%, mentre quelli d’importazione del -9,2% (che diventa -10,2% nel caso dei manufatti provenienti dalle sole aree extra-europee).
Tra le destinazioni più toniche sono risultate le aree extra-UE (+12,3%), arrivate ad assorbire il 48,5% dell’export totale di comparto (guadagnando quindi 1,2 punti percentuali). L’export intra-UE è cresciuto, invece, del +7,2%.
Contestualmente, l’import mette a segno una crescita del +18,1%: in particolare, gli approvvigionamenti extra-UE (che coprono il 69,3% dell’import di tessuti in Italia) crescono del +19% circa.
Raffrontando l’andamento del commercio con l’estero nel periodo gennaio-ottobre 2006-2011 si nota come le aree extra-UE stiano risultando più performanti nell’assorbire l’export italiano, specie nell’ultimo biennio recuperando dunque meglio il crollo del 2009. Nel caso dell’import si accentua lo spostamento del baricentro verso le aree extra-europee: più dinamiche nel biennio 2006-2007, le piazze extra-UE hanno mostrato maggiore tenuta nella fase recessiva (2008-2009), essendo ripartite con più vigore nel 2010; anche nel 2011 hanno proseguito l’espansione con maggior dinamismo rispetto ai partner europei.
Al di là del dato medio per macro-area, risulta oltremodo interessante analizzare le dinamiche sperimentate dai singoli Paesi, principali partner commerciali delle aziende italiane di tessitura. Primo sbocco dei tessuti italiani si conferma il mercato tedesco, in grado di assorbire l’11,6% dell’export totale delle merceologie in esame: nei primi dieci mesi del 2011 la Germania, dopo il pronto recupero sperimentato nel corso del 2010, ha evidenziato un incremento del +8,2% (mentre le quantità flettono solo lievemente).
Anche la Francia, terzo mercato di sbocco, ritrovata la tonicità, segna una crescita del +9,4%; un trend molto positivo ha seguitato ad interessare la Romania (+26,3%). La Tunisia, secondo mercato di sbocco, fa registrare, invece, una contrazione delle vendite di tessuto provenienti dall’Italia: a valore, flettono del -2,3%, a quantità del -15,7%. Risulta in area negativa anche la Spagna, che assiste ad un significativo decremento nel periodo esaminato (-27,2% a valore, -34,7% a quantità).
Con riferimento alle destinazioni extra-europee preme sottolineare la performance della Cina: nei primi dieci mesi del 2011 ha proseguito il trend espansivo su ritmi del +27,2% a valore (per un totale di 158 milioni di euro circa) e del +21,8% a volume. Mentre dalla potenza asiatica, proviene in prevalenza il tessuto in cotone (46,2%) seguito da quello in seta e a maglia, l’export di tessuti dall’Italia è costituito essenzialmente dal tessuto in lana, con il pettinato a quota 47,4% e il cardato a 16,6%. Unitamente ad Hong Kong, la Cina risulta seconda solo alla Germania per valore dell’export.
Tra le prime dieci destinazioni, si conferma la presenza di Turchia e Stati Uniti, mercati cresciuti rispettivamente del +17,4% e del +7,6%.
L’import di tessuti risulta particolarmente concentrato dal punto di vista geografico. In particolare, il 30,5% dei tessuti importati in Italia proviene dalla Cina; nei primi dieci mesi del 2011 si registra un aumento sempre a due cifre, pari al +13,6% a valore (corrispondente a 491 milioni di euro), ma in flessione del -20,8% a quantità.
Secondo fornitore, la Turchia assicura poco più della metà dell’import dalla Cina, grazie ad una crescita del +33% circa (cui fa eco un +6,2% a volume).
Nel periodo analizzato, risultano tutti in crescita su ritmi sostenuti anche gli altri supplier sia asiatici (Pakistan, India, Corea del Sud) sia europei (Germania, Repubblica Ceca, Spagna), pur su livelli modesti se paragonati a quelli cinesi (o, in seconda battuta turchi). Stabile è risultato, invece, l’import dalla Francia (peraltro in deciso ripiegamento a volume). Sempre relativamente al periodo gennaio-ottobre 2011 è possibile passare ad analizzare i risultati per tipo di tessuto. Il fatturato estero dei tessuti pettinati di lana è cresciuto del +19,7% (+7,4% a volume), mentre quello dei tessuti cardati del +11,4% (con volumi però in calo del -7,3%).
Debole crescita dell’export si registra, invece, nel caso del tessuto in cotone (+2,9%) e del tessuto in pura seta (+1,1%), entrambi in flessione a volume del -10% circa. I tessuti a maglia hanno, infine, evidenziato un crescita dell’export pari al +13,8%, maggiormente in linea con il dato a volume (+10,2%).
Nel caso delle importazioni, i primi dieci mesi dell’anno consentono di registrare crescite ancora a due cifre (pur in decelerazione rispetto al 2010) per la maggior parte dei tessuti qui monitorati. Il tessuto in lino (complice il ridimensionamento cui ha assistito la produzione interna) ha evidenziato il tasso di incremento più elevato (superiore al 45%, smorzato però al +9,8% in tonnellate); lo stesso tessuto di cotone mostra un aumento prossimo al +20% (al quale si contrappone però una flessione a volume -5,9%). Relativamente al tessuto in pura seta, l’approvvigionamento dall’estero mostra una dinamica del +28,2% (-3,2% in termini quantitativi). L’import del tessuto pettinato di lana è cresciuto del +17,6% (accompagnato da un più modesto +2,3% a quantità), mentre quello cardato ha frenato al +2,2%. Le importazioni di tessuto a maglia, infine, sono aumentate del +11,3%, ma risultano in flessione a volume (-15,5%).
Circa le aspettative di breve termine monitorate nell’ambito dell’Indagine campionaria SMI pubblicata lo scorso novembre, nel caso del comparto laniero (dove peraltro gli ordini per la P/E 2012, pur parziali e provvisori al momento della rilevazione, risultavano positivi almeno nel caso del tessuto pettinato) la maggior parte degli operatori a campione (89%) propendeva per la “stabilità”, mentre il restante 11% temeva il peggioramento. Nel caso della tessitura cotoniera, la percentuale di “pessimisti” sale, invece, al 45,5%.
In un clima socio-economico gravato da forte incertezza, l’occasione fieristica di Milano Unica costituirà un’importante occasione per capire gli orientamenti del mercato nel 2012 non tanto a livello nazionale, quanto piuttosto sul fronte estero dove le spinte recessive appaiono maggiormente arginate.
© modaPORTALE. RIPRODUZIONE RISERVATA
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