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Nel 2012 le imprese tessili più piccole soffriranno di più

Secondo la Giunta di Sistema Moda Italia quest'anno sarà molto duro, soprattutto per chi opera sul mercato interno, e le imprese più piccole del Tessile soffriranno più dei grandi brand.
a cura della Redazione
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Nel 2012 le imprese tessili più piccole soffriranno di più 01-02-2012 | Questa mattina a Milano si è tenuta a Milano la riunione di Giunta di Sistema Moda Italia (SMI) nella quale è stato esaminato lo scenario macro e di settore illustrato dal Direttore del Centro Studi di Confindustria, Luca Paolazzi, e valutate le proposte  presentate  dal Presidente di SMI, Michele Tronconi.

«Lo scenario generale del 2012 - ha iniziato a spiegare Luca Paolazzi - sarà molto duro per chi opera sul mercato interno perché le famiglie, la cui fiducia è ai minimi dal 1993,  taglieranno i consumi. Reddito e ricchezza saranno in diminuzione a fronte di un risparmio già basso». Il Direttore del Centro Studi di Confindustria ha poi preso in considerazione l’andamento del Tessile-Abbigliamento, evidenziando che: «osservando l’incidenza del margine operativo lordo  sul valore aggiunto si palesa una migliore performance per il valle, mentre il tessile denota le maggiori criticità in termini di costo che gravano sulle aziende del settore che la crisi ha amplificato.
Nello stesso tempo si è assistito ad un’elevata dispersione dell’andamento dei fatturati delle singole aziende rispetto al dato medio, a conferma che nella crisi non c’è un andamento univoco, ma c’è chi va male e chi va bene, anche se nel tessile la dispersione è inferiore rispetto al “valle”, dove la varianza dei risultati aumenta a dismisura sia a causa delle dimensioni (dai grandi gruppi alle piccole e medie) sia a causa del più disomogeneo grado di internazionalizzazione/commercializzazione/brandizzazione presente nel comparto».

Luca Paolazzi ha poi difeso la manovra del Governo Monti spiegando che «senza manovra ci sarebbe stato il default dello Stato, il fallimento di banche e imprese, la fine dell’euro. Le maggiori tasse sono un male necessario che serve a limitare i danni e preparare la crescita dei prossimi anni. L’alternativa è la distruzione dell’economia italiana». Infine analizzando le diverse cause del credit crunch, ha concluso ricordando che: «La finanza siamo anche noi. I ritardi nei pagamenti, tra imprese e da parte della Pubblica Amministrazione, sono un’altra forma di credit crunch».

Quest'ultimo è un tema già affrontato e ripreso anche dal Presidente di SMI, Michele Tronconi, che ha sostenuto: «E’ altrettanto evidente che anche l’industria debba ‘darsi il suo giusto credito’, in svariati modi. Per sostenere l’integrità della filiera, cui tutti attribuiscono fondamentale importanza, molti grandi brand potrebbero progressivamente accorciare i tempi di pagamento ai loro fornitori nazionali, allineandoli a quelli già rispettati da alcuni gruppi, così come dalle grandi maison francesi o tedesche».
«Il primo obbiettivo da porsi - ha aggiunto Michele Tronconi - dovrebbe essere proprio quello di lasciare a disposizione delle imprese, per un tempo più lungo e per una maggiore quota parte, i flussi di liquidità generati dalla gestione operativa; i cosiddetti cash inflows. Con ciò riducendo la dipendenza dai mezzi di terzi. Penso, per esempio, alla necessità di riportare il TFR inoptato in azienda, invece che continuare a girarlo al fondo di tesoreria dell’INPS, in una sorta di esproprio occulto.
Mentre, sul fronte bancario
- ha concluso Tronconi - occorrerebbe istituire un meccanismo d’individuazione e contenimento dei ‘cattivi pagatori’, sulla scorta del sistema francese, denominato LCR. Oltre a ciò andrebbe in qualche modo valorizzata la presenza di garanzie accessorie del foglio commerciale, per quanto prive dei requisiti di mitigazione del rischio previsti da Basilea 2. Il riferimento, qui, è all’assicurazione del credito, il cui rafforzamento consentirebbe un beneficio sistemico».


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Tag: nota congiunturale, SMI, tessile, moda, settore, andamento, rapporto, report, focus, giunta
1 Commento


Christian Grabher-meyer | 06/02/2012 - 17:36:54
OPERANDO NEL SETTORE PRODUZIONE FILATI VEDO DAL INIZIO DEL ANNO 2012 NON SOLO SUL MERCATO ITALIANO UN FERMO QUASI TOTALE, MA ANCHE SU MERCATO CENTRO, NORD EUROPEO. MENTRE ABBIAMO AVUTO UN ANNO 2011 DECENTE, RISPETTO AL 2010.
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