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Legge Made in Italy a rischio bocciatura dell'UE
Bruxelles ha inviato una lettera alle autorità italiane, per sollecitare la rivisitazione della normativa sull'etichettaura, in quanto rappresenterebbe un possibile ostacolo alla libera circolazione delle merci.
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30-07-2010 | La Commissione europea ha inviato una lettera alle autorità italiane, con la quale contesta il metodo e il merito della legge Reguzzoni-Versace-Calearo sul 'Made in Italy', approvata lo scorso aprile per i prodotti calzaturieri, arredo, tessili e in pelle; in particolare è stata avanzata una richiesta di adeguamento delle misure per renderla conforme alle normative comunitarie, e alla direttiva 98/34/Ce.Probabilmente la causa scatenante di una tale mossa, può essere dovuta ai ritardi con cui è stata presentata la documentazione, tanto da non permettere l'analisi da parte degli addetti all'esame.
Ad avvalorare tale ipotesi è il fatto che nella lettera firmata da Heinz Zourek, direttore dell'Impresa dell'esecutivo europeo, è stato sottolineato che "la normativa italiana sull'etichettatura obbligatoria e la tracciabilità dei prodotti tessili, arredo, della calzatura e della pelletteria, è stata notificata a Bruxelles il 7 maggio, quando non poteva più essere considerata una bozza, essendo stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale in aprile".
Inoltre, l'altro principale problema è che la direzione generale impresa della Commissione, ha messo in discussione il merito della normativa che "prevede un marchio volontario 'Made in Italy', che viene rilasciata dalle autorità ai produttori locali, da apporre unicamente su prodotti il cui processo di produzione si tiene soprattutto in Italia”.
Ebbene, a tal proposito, il direttore Zourek ha evidenziato che "la Corte di giustizia ha più volte dichiarato che una normativa nazionale che disciplina la marcatura o di applicazione dei regimi di origine sono in violazione degli articoli 34-36 del nuovo Trattato Ue”. Infine, "nella legge si fa riferimento a una normativa comunitaria, mentre - spiega la Commissione - non esiste un regolamento Ue per un sistema di etichettatura obbligatoria".
Nella lettera, indirizzata al rappresentante permanente dell'Italia presso l'Ue Ferdinando Nelli Feroci, si fa anche riferimento a due casi simili relativi a Germania, nel 2002, e Gran Bretagna, nel 1983. Per il primo, la Corte di giustizia Ue ha dimostrato che un sistema di marchio "made in" ha effetti restrittivi potenziali sul libero movimento delle merci tra stati membri, costituendo un ostacolo ingiustificato al commercio. Nel secondo, la Corte ha indicato che un tale marchio ha avuto come effetto l'aumento dei costi di produzione delle merci importate e le ha rese più difficili da vendere.
Il problema che permane adesso è come bisogna agire con una legge che entra in vigore senza l'avallo di Bruxelles, con a capo una possibile procedura di infrazione, e la possibilità di ricorsi nazionali e internazionali per contestare le eventuali sanzioni applicate dalle dogane. Ovviamente il tempo è poco, e le imprese chiedono certezze, pertanto sarebbe ideale rivedere tutto il sistema normativo per evitare multe inutili.
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