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Le imprese del design contro il DL sviluppo
Aumenta il numero delle aziende di 'arredamento che stanno insorgendo contro la sanatoria che cancella le tutele della proprietà industriale per i prodotti antecedenti al 2001.
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18-05-2011 | Tutto il settore del design italiano è in allarme per una norma (articolo 8, comma 10) contenuta nel decreto legge sullo Sviluppo, entrato in vigore il 14 maggio, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il giorno prima. Nel DL, ed in particolare nell'articolo menzionato, è stata prevista la cancellazione delle tutele alla proprietà industriale per le opere anteriori al 2001, introducendo una sanatoria per chi ha fabbricato o commercializzato, nei 12 mesi antecedenti al 19 aprile 2001, prodotti allora diventati di pubblico dominio per la scadenza degli effetti della registrazione.In particolare è presente la seguente digitura: «Si modifica l'articola 239 del codice di proprietà industriale (Dlgs. n. 30 del 2005), circoscrivendo la tutela dei disegni e modelli industriali con le forme previste per il diritto di autore alle sole opere di disegno industriale divenute di pubblico dominio prima del 19 aprile 2001, a seguito della cessazione degli effetti della registrazione, escludendo, di converso, tale tutela per le opere di pubblico dominio in quanto mai registrate. Quanto al regime transitorio di cui al secondo periodo dell'attuale testo dell'articolo 239 del codice di proprietà industriale, lo stesso andrà ovviamente riferito ai soli disegni e modelli registrati in Italia o con effetti in Italia che, anteriormente alla data del 19 aprile 2001, erano divenuti di pubblico dominio».
Immediato lo sconcerto di tutte le associazioni di categoria che hanno dichiarato guerra al nuovo DL ed in particolare al già citato articolo. L'introduzione di tale decreto segna per le aziende del Design italiano, un duro colpo al Made in Italy, tanto che le stesse imprese stanno pensando di avviare un'azione legale appellandosi al principio di incostituzionalità, ritenendo che la sanatoria per chi copia violi la Convenzione di Berna. L'appello è di eliminare la norma in fase di conversione del decreto legge in Parlamento.
Secco il commento del vicepresidente di Confindustria con delega all'internazionalizzazione, Paolo Zegna, che ha dichiarato «È difficile comprendere come il Ministero per lo Sviluppo Economico organizzi a fine aprile la giornata mondiale della proprietà intellettuale e dopo pochi giorni faccia passare una norma che protegge chi copia a danno di chi legittimamente ha creato l'opera o ne ha acquisito i diritti d'autore». Immediate anche le critiche di FederlegnoArredo e Indicam, impegnate da sempre che per la tutela della creatività e nella lotta contro la contraffazione.
© modaPORTALE. RIPRODUZIONE RISERVATA
1 Commento
Giuseppe Bianco | 21/05/2011 - 08:37:40
è incredibile che il governo di centro destra, che dovrebbe essere più vicino agli imprenditori, abbia proposto questa legge, scandalosa, ora i cinesi potranno copiare bene bene. che dire a livello europeo si sono fatti copiare il marchio C E ( comunità europera) con il marchio C E ( china export), come Europa non contiamo nulla a livello mondiale, perchè i veri padroni sono i cinesi, che ormai sono dappertutto, e che lavorano per il 70-80 % a nero, figuriamoci l'Italia conta poco meno di zero.
è incredibile che il governo di centro destra, che dovrebbe essere più vicino agli imprenditori, abbia proposto questa legge, scandalosa, ora i cinesi potranno copiare bene bene. che dire a livello europeo si sono fatti copiare il marchio C E ( comunità europera) con il marchio C E ( china export), come Europa non contiamo nulla a livello mondiale, perchè i veri padroni sono i cinesi, che ormai sono dappertutto, e che lavorano per il 70-80 % a nero, figuriamoci l'Italia conta poco meno di zero.
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