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Le imprese cinesi avanzano: c'è crisi solo per le italiane

Gli imprenditori cinesi con una attività in Italia continuano ad aumentare superando, alla fine dello scorso anno, la soglia di 54.000 unità: il fenomeno Chinitaly non si arresta, ma anzi dilaga.
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Le imprese cinesi avanzano: c'è crisi solo per le italiane 30-08-2011 | Stando ai numeri pubblicati dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre l’imprenditoria cinese presente in Italia non stàrisentendo minimamente della crisi, ma tuttaltro; il dato registrato al 31 dicembre 2010 ha segnato un ulteriore incremento di aperture di imprese manifatturiere superando la soglia delle 54.000 unità. Infatti, rispetto al 2009 è stata raggiunta una crescita del +8,5%, a dispetto delle imprese italiane diminuite nello stesso anno dello 0,4%, proprio a causa della dura crisi economica.

Il dato più allarmante è che le aziende chinitaly, ossia guidate da imprenditori cinesi ma residenti in Italia, stanno crescendo in maniera esponenziale: si pensi che tra il 2002 e il 2010 la loro presenza nella nostra penisola è cresciuta del +150,7%. Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA, ha dichiarato: «pur riconoscendo che gli imprenditori cinesi hanno alle spalle una storia millenaria di successo, in particolar modo nel commercio e nella lavorazione dei prodotti tessili, la loro forte concentrazione in alcune aree del Paese sta creando non pochi problemi. Spesso queste attività si sviluppano eludendo gli obblighi fiscali e contributivi, le norme in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e senza nessun rispetto dei più elementari diritti dei lavoratori occupati in queste realtà aziendali».

Ritornando ai dati statistici, si scopre che sempre alla fine dell oscorso anno il maggior numero di imprenditori cinesi sono presenti in Lombardia (10.998), seguiti dai colleghi che lavorano in Toscana (10.503) e quelli che hanno scelto il Veneto come regione in cui avviare l’impresa (6.343). Ma il lavoro della CGIA di Mestre non si è fermato qui. Difatti, la lente d’ingrandimento è stata posta anche sulla cronologia del fenomeno imprenditoriale orientale, dal quale è risultato che, anche se dal 2002 al 2010 gli imprenditori cinesi presenti sul territorio italiano sono aumentati del 150,7 %, le punte più elevate sono state registrate in Basilicata (433,3%), in Molise (+427,7 %) e in Calabria (+422,4%).

Bortolussi ha quindi concluso affermando che «questa forma di dumping economico ha messo fuori mercato intere filiere produttive e commerciali di casa nostra. Tuttavia è giusto sottolineare che anche gli imprenditori italiani non sono immuni da responsabilità. In molte circostanze, coloro che forniscono il lavoro a questi laboratori cinesi sono committenti italiani che fanno produrre parti delle loro lavorazioni con costi molto contenuti. Se queste imprese committenti si rivolgessero a dei subfornitori italiani, questa forte riduzione dei costi di produzione non sarebbe possibile».

Un altro dato interessate è quello che concerne l’incidenza degli imprenditori cinesi sul totale dell’imprenditoria straniera presente in Italia. Questo indicatore si è attestato ormai all’8,6 %. In Toscana, però, arriva a toccare il 18,2 %, in Veneto il 10,9 %, in Emilia Romagna il 9, 4% e nelle Marche l’8,8%. Infine, fatto 100 il totale degli imprenditori cinesi presenti in Italia, nel 39,5 % dei casi si concentrano nel commercio (con 21.342 piccoli imprenditori ) e nel 30,6 % dei casi nel manifatturiero (16.519). Di questi ultimi ben il 94,5% (pari a 15.618 imprenditori) sono occupati nel tessile, nell’abbigliamento, nelle calzature e nella pelletteria.


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Tag: chinitaly, imprese, tessile, CGIA, Mestre, Bortolussi, commercio, Cina
3 Commenti


Ferm | 05/09/2011 - 08:58:59
E' un po' cosi' in tutt'Italia, e continuera' ad essere peggio se lo "stato " non ci mette le mani, ma questa volta sul serio. L'alternativa è che pian piano torneremo come nel medio evo.
Roberta Gherardi | 03/09/2011 - 12:32:25
Vi invito a leggere 'STORIA DELLA MIA GENTE' di Edoardo Nesi -la rabbia e l'amore della mia vita da industriale di provincia. Questo libro mi ha veramente reso piu' chiaro il dramma di tante persone che grazie soprattutto alle Aziende dell'alta moda e ad una politica insensata!!!si sono ritrovate senza lavoro e hanno dovuto , svendere le loro piccole e medie imprese,e cosa molto piu' grave hanno dovuto licenziare migliaia di operai e impiegati. E' un'analisi veramente intelligente e sincera e parla della citta' di Prato(la piu' grande comunita' cinese d'EUROPA!!!!) Leggetelo; raccontare e riassumere in poche righe non puo' che svilire un libro che invece appassiona per l'argomento, che riguarda in fondo tutti noi e il futuro dei nostri figli, e non per ultimo per la sincerita' del frasario, a volte sorprendente per la chiarezza, vivaddio!!! Io personalmente vi invito a ricercare e a riscoprire le piccole aziende italiane e a rivolgervi a loro ,comprando caso mai meno ma FATTO IN ITALIA no made in China, i cinesi ci blandiscono con i loro prezzi ma la qualita' e la sicurezza che i loro capi di vestiario (e le altre merci, alimentari compresi..) siano non dannosi per la salute NESSUNO ce lo puo' garantire ed inoltre ricordatevi che e' la MAFIA cinese ad ingrassare e noi moriamo e vanifichiamo il futuro dei nostri figli e nipoti !
Giuseppe Bianco | 03/09/2011 - 12:10:29
purtroppo la Guardia di Finanza sa che queste imprese sono tra i più grandi evasori, ma nessuno osa toccarli, anche l'opinione pubblica non è informata, per tutti gli evasori sono gli italiani commercianti ed artigiani. Inoltre i soldi che incassano tutti gli operatori stranieri in Italia, vengono mandati all'estero, non vengono rimessi nella nostra economia e quindi gli altri si arricchiscono e noi ci impoveriamo, bella fregatura.
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