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La legge Made in Italy rischia infrazione dalla UE
Mentre le imprese italiane si apprestano ad adottare la normativa attinente il nuovo sistema di etichettatura Made in Italy, la UE lamenta i ritardi con cui è stata spedita la documentazione.
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16-07-2010 | La nuova legge Reguzzoni-Versace-Calearo sul Made in Italy, approvata il 17 marzo scorso, e che entrerà in vigore il 1° ottobre prossimo, rischia di far incorrere le imprese adempienti in una procedura d'infrazione. A sollevare la problematica ci ha pensato il presidente dello SMI, Michele Tronconi che ha ricordato come sui capi di abbigliamento in attesa di essere inscatolati e spediti manca l'etichetta del "made in", poichè la legge 55/10 è ancora in fase d'esame per compatibilità alla Unione Europea. Inoltre si è in attesa della definizione dei decreti attuativi, che dovrebbe avvenire entro quattro mesi, con scadenza prevista per il 23 agosto, ma di cui per ora non c'è ancora traccia.In realtà, la notifica, che doveva essere inviata a Bruxelles prima dell'approvazione della legge, è arrivata solo il 5 aprile, cioè solo qualche settimana prima della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Ed è proprio per questa lentezza, secondo indiscrezioni circolanti nella sede della Ue, che gli addetti all'esame della legge avrebbero già espresso un primo parere contrario, soppesato dalla discutibilità di merito della normativa stessa.
Pertanto adesso il rischio è che l'Unione europea possa eccepire alcuni aspetti della legge, e se i regolamenti non arriveranno in tempo, e non verranno notificati alla Ue, la legge entrerà comunque in vigore e si potrebbe arrivare a una procedura d'infrazione. A questo punto sono molteplici le domande che si pongono un pò tutte le aziende interessate: Cosa scrivere allora sull'etichetta? E le aziende straniere che operano attraverso una società di diritto italiano sono tenute a rispettare la legge? Cosa faranno le dogane? Come applicheranno le norme?
Tronconi ha affermato che la legge Reguzzoni-Versace-Calearo «è una normativa che noi condividiamo nei suoi obiettivi di trasparenza, che consideriamo fondamentale per i consumatori, e che intendiamo assolutamente rispettare. Ma come? I politici che hanno lavorato alla sua elaborazione dovrebbero fare in modo di renderla subito chiara e applicabile».
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