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La Regione Marche approva la legge sulle lavanderie
Con la nuova normativa è stata introdotta la figura del responsabile tecnico, e sono state previste pesanti sanzioni per chi esercita l'attività senza requisiti professionali.
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05-12-2011 | La Regione Marche è la prima in Italia ad aver approvato la legge sulle tintorie e lavanderie, nonchè tutti i requisiti previsti dalla legge nazionale n. 84 del 22 febbraio 2006, disciplinando l’accesso alla professione e contrastando l’abusivismo. In particolare, è stata introdotta la figura del responsabile tecnico che deve essere in possesso di specifica idoneità professionale. Inoltre, le nuove lavanderie dovranno indicare il nome del responsabile tecnico nella domanda di inizio attività, mentre quelle aperte al momento dell’entrata in vigore della nuova legge, avranno due anni di tempo per adeguarsi.A comunicarlo è stata la Cna regionale, che ha espresso soddisfazione per la decisione in quanto gia da anni aveva richiesto nuove regole per disciplinare l'accesso alla formazione e contrastare la concorrenza sleale degli abusivi. Oltre all'introduzione della figura del responsabile tecnico, sono state previste pesanti sanzioni per chi esercita l’attività senza essere in possesso dei requisiti professionali. Per chi non è in possesso dei requisiti, potrà rivolgersi alle Province marchigiane che offriranno tutte le informazioni utili sui specifici corsi di formazione professionale organizzati all'occorrenza.
La nuova norma dovrebbe garantire una migliore qualificazione professionale degli operatori e contrastare i fenomeni di abusivismo, a partire dalla situazione delle lavanderie automatiche, che nella maggior parte dei casi sono vere e proprie tintolavanderie mascherate, con tanto di personale, ed esercitano una forma di concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori artigiani del settore. «Oggi i consumatori - sostiene Anna Maria Pioni della presidenza Usac Cna Marche - sono molto più attenti alla qualità delle pulizia dei propri indumenti e non esitano, in caso di danneggiamento dei capi, a citare in giudizio per danni la tintoria o la lavanderia. Per questo è fondamentale la qualificazione professionale degli operatori, che rappresenta una garanzia per i clienti e contrasta l’esercizio di attività abusive».
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