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Indici occupazionali negativi per industrie tessili e mobili
In totale saranno 152mila le entrate di personale dipendente programmate nei prossimi mesi dalle imprese dell’industria e dei servizi con un saldo in crescita, ma non per le industrie manifatturiere.
a cura della Redazione
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27-01-2012 | Il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro quest'oggi ha pubblicato l’analisi riguardante i programmi occupazionali delle imprese dell’industria e dei servizi. Per la prima volta è stato deciso di introdurre per il I trimestre 2012 un nuovo elemento di conoscenza: le uscite di personale dipendente attese nello stesso periodo. A seguito di tali uscite, è stato determinato un saldo negativo di 75mila unità, equivalenti a un calo dell’occupazione dipendente nell’industria e nei servizi dello 0,7%. La sofferenza che tocca soprattutto l’occupazione nelle piccole imprese, investirà in maniera più consistente il Mezzogiorno e interesserà soprattutto (ma non esclusivamente) i contratti a tempo determinato.Si tratta, tuttavia, in larga parte di riattivazioni di contratti in scadenza a fine 2011 o di assunzioni in sostituzione di analoghe figure che hanno interrotto (anche solo temporaneamente) il loro rapporto di lavoro. A realizzarle saranno quelle oltre 107mila imprese che, nonostante lo scenario congiunturale, legano il rinnovamento o l’espansione della base occupazionale all’andamento della domanda estera (sono circa 25mila le imprese esportatrici che assumono) e alla realizzazione di nuovi prodotti o servizi (quasi 32mila imprese hanno innovato e programmano, nell’immediato, nuove assunzioni).
A livello settoriale manifatturiero, saranno le industrie del legno e del mobile a subire il tasso di variazione negativo più consistente (-0,9% pari a -2.100 posti di lavoro). Perdite superiori alla media sono attese anche dal sistema moda (-0,8%, pari a -3.700 unità) e dalle industrie della lavorazione dei minerali non metalliferi (-0,7%, -1.300). Su valori negativi ma inferiori alla media si dovrebbero invece posizionare la metallurgia (-0,3%, pari a 2.300 unità) e le industrie di fabbricazione di macchinari e attrezzature e dei mezzi di trasporto (-0,3% per complessive 1.800 unità in meno).
In definitiva, la quota più consistente di uscite sarà dovuta alla scadenza del contratto; infatti, saranno soprattutto gli occupati a tempo determinato i più colpiti dalla flessione occupazionale. L’indagine Unioncamere-Excelsior infatti prevede che il 46,7% delle 227.500 uscite previste dalle imprese nel I trimestre di quest’anno sarà motivato dalla scadenza del contratto in essere e dal suo mancato rinnovo. Il raggiungimento dei limiti di età pensionabile interesserà invece il 9,4% del totale delle uscite mentre a ragioni differenti dalle due precedenti si dovrà il 43,9% di uscite di personale. Quest’ultima quota diventa particolarmente consistente nel Mezzogiorno (dove rappresenta il 50,8% del totale delle 67mila uscite previste per l’area), tra le imprese con 10-49 dipendenti (45,2%) e nel settore industriale, nel quale andrà a rappresentare il 48,3% delle uscite di personale.
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