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Comparto della concia: il più virtuoso anche in termini Green
In occasione dell'evento Road Show GreenItaly, si è cercato di capire quanto la Green Economy possa contribuire al rilancio del made in Italy, ed è stato presentato un focus sul settore conciario.
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08-11-2011 | Nella giornata di ieri a Pisa, si è svolto un evento appartente al viaggio in Italia della Fondazione Symbola e di Unioncamere sul tema della Green economy e del made in Italy, durante il quale grazie al contributo della Camera di Commercio di Pisa, è stata focalizzata l'attenzione sul settore conciario. In particolare sono stati presentati casi di imprese, associazioni e istituzioni, che hanno fatto della sostenibilità una delle principali leve di sviluppo.Durante il convegno è stata presentata una ricerca dalla quale è emerso che l'industria conciaria italiana detiene una posizione di indiscussa leadership a livello internazionale. Nonostante la fase di recessione economica e la forte concorrenza di alcuni Paesi extra Ue che fanno ricorso a pratiche di dumping e a misure protezionistiche, l'Italia ha realizzato il 66% della produzione europea e il 16% di quella mondiale. Il nostro Paese, inoltre, si è caratterizzato per una forte vocazione all'esportazione, con una quota su valore export mondiale pari al 27,8%. Il 90% della produzione è realizzata all'interno di tre distretti industriali: quello di Arzignano, in Veneto, quello di Santa Croce sull'Arno in Toscana, e quello di Solofra in Campania.
A questi dati incoraggianti, è stato aggiunto che nel settore si sta diffondendo una cultura della sostenibilità e ci si è resi conto che l'asset “ambiente” è ormai diventato un importante fattore di competitività. Nell'ultimo ventennio, anche sotto la spinta di una normativa sempre più stringente, il comparto ha investito in diverse iniziative atte a ridurre l'impatto ambientale soprattutto in relazione alle fasi del processo conciario che presentano le maggiori criticità, ossia gestione delle acque, produzioni di rifiuti ed emissioni in atmosfera.
Per quanto riguarda la gestione delle acque circa il 95% sono inviate alla depurazione. I processi depurativi risultano essere estremamente efficienti per la quasi totalità delle sostanze inquinanti. I livelli di abbattimento, infatti, risultano vicini o superiori al 90% per quasi tutti i parametri. Le aziende stanno cercando di passare dal semplice disinquinamento "end of pipe" - limitato alla riduzione degli effetti sull'ambiente - all'utilizzo di nuove tecnologie che agiscano direttamente sulle cause che determinano l'impatto ambientale dei processi produttivi. In particolare, si sta investendo nella riduzione del livello di inquinanti negli scarichi idrici e nella diminuzione del consumo di acqua che, tra il 2002 e il 2010, registra una riduzione del 23,5%. Un risultato imputabile all'investimento in tecnologie che implicano un minor utilizzo di acqua e alla selezione di macchinari ad alta efficienza.
Dal punto di vista della produzione e gestione di rifiuti il comportamento delle aziende del settore è risultato uno tra i più virtuosi: le percentuali di raccolta differenziata, dal 2002, non sono mai scese al di sotto del 91% dei rifiuti prodotti, fino a toccare nel 2010 il massimo storico del 98%. Importante anche il riutilizzo degli scarti in altre filiere produttive o all'interno dello stesso ciclo conciario. Nel 2010, infatti, il 75% dei rifiuti prodotti è stato successivamente riutilizzato o riciclato.
La green economy, quindi, rappresenterebbe una delle strade principali per rilanciare l'economia italiana. Una prospettiva che nel nostro Paese si deve necessariamente incrociare con la qualità, la coesione sociale, il talento e l'innovazione, fattori imprescindibili per rendere competitivi territori e imprese.
«L'esperienza delle imprese che investono nella Green economy, nel settore conciario come in tanti altri comparti del made in Italy - ha detto il Segretario generale di Unioncamere, Claudio Gagliardi - è l'ennesima testimonianza che anche questa crisi si può vincere continuando a puntare su innovazione, qualità e sostenibilità. Tre valori che, coniugati tra loro, consentono alle nostre imprese di intercettare le preferenze dei consumatori del mondo, di rendere i propri prodotti unici e non riproducibili, di fare efficienza puntando sulla creatività delle risorse umane e sull'uso responsabile delle risorse naturali».
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